L'Italia rende giustizia ai Desaparecidos argentini di origine italiana

L Italia rende giustizia ai Desaparecidos argentini di origine italiana
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Una storia lunga 40 anni.

Finalmente, mi verrebbe da dire...

ROMA - La Corte d'Assise di Roma ha condannato all'ergastolo cinque ex ufficiali della Marina argentina accusati di omicidio volontario plurimo premeditato in relazione alla morte di Angela Aieta, Giovanni e Susanna Pegoraro, tre cittadini di origine italiana scomparsi nel Paese sudamericano durante la dittatura (1976-1983).In quegli anni sparirono circa 30 mila persone, tra cui un migliaio di nostri connazionali. I cinque condannati sono Jorge Eduardo Acosta, Alfredo Ignacio Astiz, Jorge Raul Vildoza, Hector Antonio Febres e Antonio Vanek. (Fonte Ansa)

Questa sentenza fa seguito a quella emessa nel marzo del 2003 quando la Corte di assise di appello di Roma confermò le condanne all'ergastolo per i generali Guillermo Suarez Mason e Santiago Omar Riveros ed, a 24 anni di reclusione, per gli ufficiali dell'esercito Juan Carlo Gerardi, Julio Roberto Rossin, Alejandro Puerta, José Luis Porchetto e Omar Hector Maldonado.

I militari facevano parte del cosiddetto 'Grupo de Tarea 3.3.2', istituito presso la 'Escuela Superior de Mecanica de la Armada' (ESMA) allo scopo di sequestrare cittadini ritenuti "sovversivi". Gli imputati sono stati processati in contumacia, in quanto non hanno riconosciuto la legittimita' dell'Italia nel giudicarli. Il processo ha riguardato il rapimento, le torture e gli omicidi di Angela Maria Aieta, di Giovanni Pegoraro e di sua figlia Susanna.

L'Italia ritiene sia doveroso a questo punto la richiestra di estradizione, ma l'Argentina, che da pochi anni ha ripreso i processi ai responsabili del golpe esprime la difficoltà nell'accolgliere la richiesta visto che il territorio nel quale furono commessi i crimini era proprio l'Argentina.

Alcuni paesi Europei si costituiscono come parte civile nei confronti di militari responsabili della sparizione dei propri cittadini forse anche per liberare la coscienza di non essere intervenuti durante la dittatura, tutti i paesi sapevano
cosa stava accadendo, ma nessuno fece nulla.


Il 24 marzo del 1976 una giunta militare formata dal generale Jorge Rafael Videla, dall'ammiraglio Emilio Eduardo Massera e dal generale di brigata Ramon Agosti prende il potere abrogando i diritti costituzionali, sospendono le attività politiche e di associazione, chiudendo il Congresso, proibendo i sindacati, e i giornali.

I militari stavolta optano per una linea più subdola e meno plateale consci del caos e del riverbero internazionale che il golpe Cileno del 1973 aveva provocato. La giunta porterà all'eliminazione di chiunque sia considerato un elemento pericoloso per la dittatuta,applicano una vera e propria sparizione di massa dando così vita alla scomparsa di circa 30.000 persone "desaparecidos", 368 campi di concentramento, 2.300 omicidi politici, 10.000 arresti politici, 2.000.000 di persone esiliate, circa 500 bambini sottratti alle madri sequestrate e affidati spesso alle famiglie dei militari dietro un compenso in denaro.

Nel 1983 in argentina si instaura la democrazia con l'elezione di Raùl Alfonsìn il quale crea La Conadep (Commissione nazionale per la scomparsa delle persone) delegata ad indagare sui desaparecidos, anche se la giunta militare riusci a far sparire tutto, non si trovò più nulla: nè prigionieri, nè cadaveri, nè stanze di tortura, nè documentazione tutto era svanito, disperso.

Il Governo ordinò comunque al Consiglio superiore delle Forze Armate che procedesse al rinvio a giudizio dei mèmbri delle tré Giunte militari , ma dopo mesi di attesa tribunali militari non si pronunciarono. La causa passò quindi ai tribunali civili dove finalmente nel dicembre 1985 si arrivò a una condanna mite che lasciò l'intera popolazione insoddisfatta. Ma, forse, il punto più importante della sentenza era il punto 30, che consigliava il rinvio a giudizio di altri militari di grado intermedio. Poco tempo dopo si aprirono più di 1500 processi per violazione dei diritti umani.

Alfonsin volle fermare il processo d'incriminazione delle Forze Armate e sancì nel dicembre 1986 la legge del "Punto finale" fissando un termine di 60 giorni oltre il quale non sarebbero state più ammesse denunce per violazione dei diritti umani. Venne così limitata la possibilità di apertura di nuove cause.

Nel 1987 "La legge di Obbedienza dovuta" assolse da tutti i crimini già documentati e giudicati lasciando i colpevoli in libertà sostendo che al di fuori dei mandanti, i militari di grado inferiore avevano agito eseguendo un ordine e quindi non punibili.

L'opera fu completata dal presidente Carlos Menem che, nell'ottobre 1989, dopo tré mesi di Governo, sancì l'indulto per 216 militari e civili coinvolti nel genocidio e per 64 persone presumibilmente legate alla sovversione. La misura escludeva i mèmbri delle Giunte militari Videla e Massera che godranno di un nuovo indulto il 28 dicembre 1990.

Solo il 25 maggio del 2003 vengono annullate in Argentina le leggi del "Punto finale" e "Obbedienza dovuta" dando il via libera ai processi contro i militari.




KateKate   26 Mar 2007 13:06    Letture (2158) - Commenti (2)
Commenti
Fa piacere, di tanto in tanto, sapere che il proprio paese fa la cosa giusta... e magari anche per primo!
Ma come al solito nessun accenno nei "TG". E' roba vecchia.
Grazie Kate per aver condiviso con noi una notizia così importante e che per una volta ci rende orgogliosi del nostro Paese. Sapevo dei "desaparecidos", quello che invece ignoravo erano le leggi emanate in Argentina dopo l'instaurazione della democrazia...se poi di democrazia si può parlare, come si può negare giustizia ai superstiti di un tale massacro?


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