La democrazia del nostro Bel Paese è ancora libertà di pensiero?

La democrazia del nostro Bel Paese è ancora libertà di pensiero
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Questa è la domanda che molti di noi si pongono con troppa frequenza. Alcuni accusano che tale libertà, nella legislatura precedente, non vi sia stata... altri, si difendono ri-accusando nel solito gioco di cui da troppi anni ormai siamo diventati spettatori.

Ma qual'è la verità?

Siamo oggi nella condizione di poter affermare il nostro pensiero sentendoci nella piena facoltà di diritti acquisiti (quelli democratici), o sono emplicemente, e magari sono stati anche nel più recente passato, una luce illusoria?

Al fine di una riflessione che vorrei definire da subito, perché no, un po qualunquista, ci tengo a precisare che date le circostanze quotidiane, non darei per scontate le osservazioni più semplici. Farei anzi un passo indietro, lasciando perdere per il momento giudizi in merito alle azioni dei nostri democratici governi (che in ogni caso siamo noi a votare, ricordiamocelo).

Andiamo per gradi: le frasi del tipo "dovremmo smettere di guardare la tv", suona più o meno come "si stava meglio quando si stava peggio" o come gli appunti sulle "stagioni" su cui spesso indugiamo, ma è maledettamente vera... ed a quanto pare ben pochi tra noi l'hanno mai messa in pratica.

E allora fatemi anche aggiungere: "come passa il tempo" ... davanti alla tv.

Ma non ho intenzione di annoiare il lettore con un attacco verso l'abuso del nostro amato elettrodomestico, ne tantomeno sostengo che non rappresenti di fatto una utile finestra sul mondo (anzi su mondi) che altrimenti non conosceremmo nei tanti aspetti che non ci riguardano da vicino.

Il problema vero, penso, è da un lato il flusso delle informazioni e l'apatia, dall'altro, che ha assopito quasi completamente la nostra capacità di "filtrare i dati". E questo non è imputabile ad alcuna legislatura o governo.E se non vi è spirito critico (mi riferisco quello vero, istintuale, non quello intellettuale e riflessivo) sulle informazioni che riceviamo, NON può esistere la libertà di pensiero: perché probabilmente non esiste più il pensiero.

Mi spiego. Di "pensieri" e di "pensanti" per fortuna ce ne sono ancora molti, ma io intendo riferirmi non ad una capacità intellettuale di elaborazion di un idea, ne tantomeno alla capacità retorica di esprimerla (al di la del mezzo che si utilizza). Mi riferisco a quel "pensiero" che arriva prima dell'elaborazione e che ci dovrebbe far dire molte e più volte nel corso della giornata: "sto ascoltando un qualcosa che mi disturba... so che è sbagliato anche se non so perché".

Da questo vedrei nascere una maggiore esigenza di "negazione" dei messaggi in entrata... e una rinnovata voglia di pensare ed esprimere un qualcosa di diverso, esercitando la libertà di pensiero che titola questa mia riflessione.

Ora, noi tutti sappiamo che la maggior parte di questi messsaggi in entrata sono, nella migliore delle ipotesi, di stampo speculativo, fino a raggiungere la rappresentazione delle peggiori nefandezze del genere umano (e fino a che si parla di informazione siamo tutti ben disposti, ma quando la stessa diventa speculazione il livello di autostima sull'essere uomo/umano cala notevolmente). Non solo, l'altra metà sono informazioni inviate sotto forma di un metalinguaggio ormai divenuto riconoscibile, che rappresenta ma non spiega e non fornisce alcun strumento per la reale comprensione (vorrei sapere quanti di noi che lamentano le pessime o ottime condizioni imposte dalla finanziaria di turno, sarebbero in realtà capaci di interpretarla e spiegarla al nipotino di 12 anni).

Sappiamo anche che, in un modo o nell'altro, le informazioni sono più che pilotate, l'opinione pubblica è più che pilotata, esistono persone che di mestiere sanno "comunicare" al fine di "indurre", vincono le elezioni non coloro che hanno qualcosa da dire (e da fare), ma coloro che hanno i mezzi per acquistare i pulpiti per la divulgazione (i media). Quindi lasciamo stare per un volta Berlusconi "perché lui ha le televisioni" (e perché il centro sinistra la legge sul conflitto di interesse non l'ha fatta quando poteva, e il vero perché di questo nessuno ce lo ha mai spiegato) ed occupiamoci di noi, poveri sudditi molto più mortali.

Queste sono cose che sappiamo. Da sempre.

Ma ogni volta aspettiamo di scoprire lo "scandaletto" per dar sfogo alla nostra indignazione, che al massimo fa il giro del condominio e poi si rituffa in una bella puntatona fatta al caso di "Porta a Porta". Perché ci costa meno fatica. Perché l'italiano non ci pensa nemmeno a girare per la città alle 4 del mattino, con temperature vicine allo zero, e incendiare un quartiere per far ritirare un decreto. Ma non perché l'italiano è più civile. Magari. Perché è PIGRO.

Lontano dal mio pensiero è incitare sommosse e violenze di sorta. Mai. Penso che bastino e avanzino quelle che già ci sono. Ma vorrei vedere una sommossa di "pensieri"; un esercito di menti che vogliono esprimere una loro idea, persone che sono stanche di mascherare in sospetto, la certezza di essere presi quotidianamente per il culo.

Se a tutto questo vogliamo continuare a vittimizzarci dicendo che non abbiamo certo il denaro per acquistare "spazi" mediatici o altre giustificazioni disperate che suonano come "non ho fatto i compiti perché ieri è morto mio nonno" (e quanti nonni hanno dovuto morire per così poco), allora siamo nelle mani di Dio, e che ognuno si tenga il proprio.

Nella storia dell'uomo, quello che un popolo desiderava dire, prima o poi è riuscito a dirlo: il prezzo da pagare non è mai stato ritenuto troppo alto. A quello si è pensato sempre dopo, a cose fatte, spesso troppo tardi.

Torno al titolo: libertà di PENSIERO, ancor prima della libertà di PAROLA. Due concetti diversi.

Non trinceriamo il primo dietro le difficoltà, più o meno oggettive, del secondo. Svegliamoci dal torpore primaverile delle idee. Le primavere portano anche il risveglio degli ormoni, dell'energia. Ridestiamoci. Alziamoci e camminiamo (come diceva saggamente Colui, che di cose buone ne ha dette eccome e bisogna prenderne atto al di la del proprio credo).

Siamo (ancora) in democrazia? Non scherziamo. Perché altrimenti quella maledetta tv andrebbe confiscata per legge ai non meritevoli. L'Italia è ancora un paese libero? Abbassate l'audio, limitatevi a guardare molte delle immagini che ci arrivano oltre confine e provate a rispondere. La libertà di parola? Non state leggendo qualcuno che "parla"?. Internet? Ah no, quella è roba che "non ci capisco un accidente". Bene allora, a posto così.

La verità è che ABBIAMO PAURA. Una paura bruciante di perdere il miraggio di benessere di un epoca passata, della cosidetta società occidentale che sta perdendo i proprio confini e che oggi chiamiamo società globale. E quando le guerre si perdono, perché ne stiamo combattendo una e la stiamo perdendo, ma nessuno sembra essersene accorto, si riparte aprendo le idee verso ciò che verrà, non mantenendole legate a quello che NON è più. Questo è concesso solo agli anziani, che la loro guerra l'hanno combattuta, e una basta. Qui ci troviamo davanti a giovani di 30/40 anni (che giovani non sono più), che restano legati al passato come fossero degli anziani. E non si capisce più a quale età davvero appartengano.

Siamo nel benessere, abbiamo tutto ciò che ci occorre, e non riusciamo a produrre PENSIERI (nuovi).

Albert Einstein non sapeva con quali armi si sarebbe combattuta la guerra mondiale dell'era atomica. Ma era certo che quella dell'era post-atomica, la terza, si sarebbe combattuta con "clava e pietre". E invece, in mano, non abbiamo nemmeno un poco di ghiaia, solo tanti bei megapixel.

In bocca al lupo.

Anonimo ItalianoAnonimo Italiano   26 Mar 2007 09:46    Letture (385) - Commenti (0)


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