Pavese e la Calabria....Aveva un rapporto con la terra che lo ha ospitato?
Amo Cesare Pavese, amo la sua timidezza piemontese, quasi ritrosia, il suo essere fiero e innamorato dell'amore.
Ho provato a seguire le sue orme, al di là della sterile polemica letteraria, delle solite cose che si raccontano nei salotti bene, dove ancora si parla di cultura. Piemontese e calabrese, sono un mix, nata laggiù quasi per caso, vissuta in Piemonte anche qui per caso, regole ferree che la vita militare imponeva, sono cittadina del mondo.
Ho seguito Pavese qui in Piemonte sulle sue Langhe, bella Torino perbene e perbenista, dove si è suicidato, all'Hotel Roma, .....al bar Roma in Calabria, sulla via centrale, un buco... era lì che si recava e si fermava a guardare chi giocava a carte delle ore, lo sguardo perso ad inseguire i sogni.
Ma anche la casa del Confino porta a Roma, a Roma abita il medico che oggi la vive, all'otel Roma si è suicidato!
Si potrebbero intuire molte cose se solo si analizzassero i fatti.
..Ho avuto la fortuna sfacciata di incontrarlo il medico depositario di tanta meraviglia, mentre stava scaricando le valigie, interdetta per il nulla su Pavese che ho trovato a Brancaleone, zero assoluto, e parlo di qualche anno fa, indignata ero indignata. Con la sfacciataggine che è mia solo mia, grazie al lavoro che faccio, la vita della cronista è dura se non vai a buzzo duro, l'ho fermato il medico e gli ho chiesto di farmi entrare, volevo assaporare gli spazi, respirare la sua aria, guardare verso l'orizzonte, in cui lui aveva perso lo sguardo.
Sono entrata, una camera, solo una quella che lui viveva, una stanza che guarda al mare, il mar Ionio, azzurro e profondo, la mitica costa viola e l'acqua che ruggisce d'inverno, quando le onde arrivano a lambire la ferrovia, che dico, ferrovia? Quell'unico binario su cui sbuffa ancora il diretto per Reggio.
Una stanza ancora intatta? Forse! Un lettuccio, qualche sedia di paglia, quelle calabresi, tipiche, una cassapanca e quella porta finestra che guarda all'acqua.
Lo immagino Pavese seduto a guardare il vuoto, a pensare il nulla.
Non una targa allora, manco una via intitolata al poeta, mi sono indignata con il Sindaco, ho cercato gli anziani, i parenti di chi lo ha conosciuto, volevo sapere, conoscere, entrare nella vita di quel poeta che amo.
E oggi, dico di no, non aveva un buon rapporto con la mia Calabria, non lo aveva, lui lo straniero, lui il confinato, ma questo non crea problemi in una terra in cui di certe cose non si parla, perchè è meglio non dire, ma neppure sapere. Lui il Piemontese, lui così schivo, che pensava alle sue colline così diverse dalle collini calabresi, sempre verdi le sue, brulle e bruciate quelle calabresi, all'apparenza, ma solo all'apparenza inospitali, tenere e dolci per chi le conosce come lo conosco io.
A Pavese i calabresi non perdonano molte cose e non concordo con i colleghi, che si sforzano di cercare un rapporto che non esisteva. Pavese non sapeva fingere, Pavese era vero, reale, era così come lo si vedeva con le cose che non diceva che non voleva raccontare.
Lui subiva quel confino e subiva anche quella terra arida, sopportava il maresciallo, il farmacista e pure il barbiere, ma non era in sintonia con la gente, che forse ha usato, ma è comprensibile.
Lui, lo straniero, lui, il confinato di cui poco si sapeva aveva osato dire, anzi scrivere di una figlia di questa terra, la aveva "imbrattata" si direbbe così a Brancaleone, e manco per amore, non era lei che amava, no assolutamente no, quella donna selvaggia e scura, era così distante dall'amore pavesiano, dalla donna colta e delicata, dai lineamenti dolci, dalla donna con cui parlare, di cui scrivere, dalla donna con cui far l'amore per amore e non solo per una rabbia fisica.
Pavese ha tradito e in Calabria non si perdona, Pavese è fuggito, e forse di quell'esperienza che tanto lo ha ferito manco si è ricordato nell'attimo in cui ha chiuso gli occhi, ma Pavese aveva un segreto, e su quelle orme ho camminato!
Anna Maria Audino
- bruno 16 Sep 2008 17:34 Permalink
Sono nato a Bianco,vicino Brancalone, solo una decina di km "a nord", il 26 agosto del 1950. Da sempre , da quando al liceo ci fecero commentare "Verrà la morte..", ho vissuto in simbiosi con lo spirito del Poeta.
Scrivo anch'io. Poco e male. La vita mi ha condannato al mestiere del laureato sottoccupato, facendomi lavorare in banca per 33 anni, prima del liberatorio "scivolo" pensionistico. Ho ruzzato con i cuginetti sulla spiaggia di Brancaleone , rimandando ,poi, d'inverno, l'immagine triste del ragazzo vecchio ,solitario e silenzioso, seduto su di una sedia di paglia, a rimirare il mare da dietro i vetri della porta finestra.
Non sono un profondo conoscitore del Poeta, ma le cose che ne ho letto mi hanno restituito spessissimo il dubbio. E le ho sentite dentro.
Grazie . E scusi la presunzione.
Bruno
- bruno 16 Sep 2008 17:56 Permalink
Quasi dimenticavo: ovviamente vivo a Roma,dove i miei genitori,calabresi,gia' vivevano da anni.
Grazie.
Bruno.
13 Feb 2008 09:38 societa | 07 May 2007 18:09 cronaca |
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