Beppe Grillo e il V-Day: dai Vaffa e la V-generation, alle liste civiche per abbattere i partiti.

Beppe Grillo e il V Day  dai Vaffa e la V generation  alle liste civiche per abbattere i partiti
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Il comico Beppe Grillo, con il suo V-Day, ha smosso un po di acque e tanti "Vaffa". E parecchio! I partiti si sono svegliati: nasce la V-generation e si teme per le liste civiche delle amministrazioni comunali, in forza dei numeri e dei grandi consensi.

Non c'è solo la risposta ad una politica inadeguata, all'assenza di leader capaci di rappresentare le necessità di una nazione (composta da cittadini, prima ancora che da finanziare, pil, bilanci e previsioni). C'è un nuovo modo di comunicare, di farsi portavoce di idee.

Ha ragione Romano Prodi quando, nella puntata di Porta a Porta (con l'immancabile ritorno autunnale del nostrano Bruno Vespa) del 17 settembre 2007, afferma (cito a memoria): "Bisogna stare attenti, perché distruggere è più facile che ricostruire...". E suona vero nei confronti di un Beppe Grillo che per il momento ci dice solo ciò che non va, ed su questo basa i consensi del V-Day (più di 300.000 firme raccolte in un giorno). Ma non penso che al momento sia troppo importante.

E' ovvio che se cominciamo a parlare dei preguidicati eletti in parlamento, è fin troppo facile trovare consensi. Ma Beppe Grillo lo ha fatto dando fiato alle trombe. E ha scatenato una reazione. Ha scatenato una V-generation (da quanto non sentivamo parlare di una "generation"). D'Alema parla di "inutile carica di violenza", io la chiamerei liberazione di energia sepolta (si sa, il popolo - quello italiano soprattutto - è vile, ha bisogno di toccare il fondo per dar fuoco alle polveri).

Il personaggio Grillo, che ricorda ormai il "grillo parlante" sulla spalla di un Pinocchio ormai vecchio, dopo anni di shows e di stadi esauriti, contrapposti ad anni di esilio dalle televisioni nazionali RAI e MEDIASET in primis, ha fatto partire anche in Italia (speriamo) un motore che già in altre democrazie ha dimostrato di saper andare lontano e superare in velocità ogni altro metodo di "fare politica": la voce dei cittadini!

E' la nuova Babele, l'era del web 2.0 e dei blog, dove i contenuti sono fatti dagli utenti e dove ognuno è libero di parlare la propria lingua. In barba ai disperati e ridicoli tentativi di censurare il tutto per tutto.

Beppe Grillo parla di una "politica vecchia, che deve tornare in mano ai cittadini". Partecipa alla Festa de L'unità, ma c'è ben poco nel suo messaggio di ideologia comunista (o comunque di sinistra).

Abbiamo travalicato così, anche le vecchie ideologie, per riappropriarci del vero senso di funzionamento di una democrazia?

Cosa accadrà ora? Beppe Grillo "for president"? Avremo solo il bollino del suo sito www.beppegrillo.it, che garantisce la trasparenza alle liste civiche che si andranno a formare?

Certo, il mondo della politica "istituzionale" (come se un parere contrario fosse anti-istituzionale), insorge al grido "cancelliamo i partiti". Quelli sono le loro roccaforti, pazientemente costruite, smistate, rimescolate, con i tesserati, i finanziamenti e tutto ciò che determina la percezione del potere. Percezione, si, perché basta poco che il castello di carte si riveli tale e crolli. In questi giorni sta accadendo qualcosa di simile?

In ogni caso qualcosa è successo, Beppe Grillo è riuscito a tirarli fuori, dopo anni di silenzio, di assenza di repliche (del resto era solo un comico), ora i Signori hanno dovuto rispondere: alcuni si sono affrettati a salire sul carro, altri preferiscono difendersi... (si vede che ne hanno bisogno).

Credo sia questo l'importante. Che qualcuno, nel nostro Paese, abbia avuto il talento e la personalità di inserirsi con prepotenza in un club privato e che, in qualche modo, sia riuscito a farsi leader del "malcontento popolare".
Aspettiamo fiduciosi che arrivi, finalmente, un leader della "costruzione" che abbia la stessa forza del comico genovese.

E per favore, lasciamo stare le polemiche delle vendite di libri, DVD, pubblicizzate nel suo blog. Chi non lo farebbe... lui almeno fa soldi con qualcosa che produce davvero e che non leva ad altri. E sono sempre pochi spiccioli, in rapporto a tutto il denaro che si accumula nelle tasche di chi invece, non sappiamo nemmeno che faccia abbia (a parte taluni che conosciamo fin troppo bene, s'intende).

Comunque grazie, Beppe Grillo.

Anonimo ItalianoAnonimo Italiano   18 Sep 2007 16:30    Letture (378) - Commenti (2)
Commenti

Beppe Grillo in politica dite? beh confesso che almeno avrebbe da che farci ridere.

Un comico professionista, contro tanti attorunculi che non sanno tenere la scena. Peppe Grillo ha senza dubbio un gran merito: quello di aver dato voce allo scontento di tanti italiani.

Non solo in Italia sta dilagando il fenomeno del political web, in Spagna per esempio siamo vicini all'elezione del possibile succesore di Zapatero e oltre ad una nota conduttrice Tv Eva Hache che ha annunciato la sua partecipazioni alle elezioni, dal web, dove nasce una sorta di reality show per eleggere il prossimo presidente.  Gli ideatori Daniel Gomez e Sonia Carrete spiegano di essersi ispirati alle campagne presidenziali americani e dicono che la filosofia del gioco è che tutti possono diventare presidenti e che siccome la politica deve essere di tutti (come ci ricorda giustamente Peppe Grillo), allora sarà il popolo a decidere.

Al concorso, alla pagina thebigpresident.com. può iscriversi chiunque. Chi supera la selezione e diventa candidato ha un pannello di controllo da cui gestire la propria campagna elettorale e presentare il programma; può contare anche sull'aiuto di un vero consulente politico: l'Asociación Española de Consultores Políticos è tra i collaboratori del reality. La gara è articolata in quattro fasi che si svilupperanno dai prossimi giorni alla fine di ottobre; passeranno il turno solo i candidati che a giudizio del pubblico avranno superato le prove previste. I tre finalisti parteciperanno a un dibattito online moderato dal giornalista Albert Castillón. Il vincitore si aggiudicherà 8000 euro, ma, soprattutto, potrebbe ricevere un numero di voti imbarazzante per i veri aspiranti alla Moncloa.

Un modo come un altro per dare voce al popolo, che come Grillo insegna trova nelle communità online l'unica possibilità davvero democratica di farsi sentire.

Kate

Fonte: La Stampa

Abbiamo bisogno di Peppe Grillo per dimostrare il malcontento che vige nel nostro paese? Del resto cosa fa se non gridare quello che tutti noi pensiamo e sappiamo....dargli del fascista mi sembra davvero un pochino eccessivo. La classe dirigente messa in ginocchio da un comico, ma non si vergognano? Perchè non replicano rispondendo semplicemente a domanda?


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