brano tratto dal mio libro Repertoriok, storia del massacro di una famiglia borghese

 

Repertorio K, il fatto non costituisce reato

 

Prefazione

Ho scritto queste righe, uno strappo sulle pagine perché se dovessi raccontarti tutto forse non ne sarei capace: troppe le cose che ho visto, di altri, che ho vissuto sulla mia pelle.

Ho scritto per quelli che non vogliono ascoltare, che si girano dall’altra parte, per cui è più facile ignorare.

Ho visto le cose più impensabili e brutte; credevo dopo anni passati a lavorare per la cronaca dei giornali di conoscere quasi tutto dell’orrore nascosto fra le giornate tranquille della gente comune. Mai avrei pensato di vivere io stessa queste cose, mai avrei creduto che qualcuno sarebbe riuscito a farmi abbandonare la forza, la determinazione, le idee, annullandomi per anni fino a schiacciarmi. Così è stato.

Con certe situazioni non c’è esperienza, non c’è modo di averla vinta. La violenza continua e sistematica supera qualsiasi immaginazione; una trappola mortale da cui è impossibile uscire. Per molte persone, donne, madri, mogli, bambini, minori, si paga con la vita.

Ho impiegato anni, sono sopravvissuta, sono stata vittima della paura, ho ancora paura, sono riuscita a trovare la forza di non arrendermi. Ma il fatto non costituisce reato.

Un giorno ho scoperto di riuscire a raccontare quasi con naturalezza ciò che ho vissuto. Così ho deciso di combattere questa battaglia, perché di battaglia si tratta. Non mi basta aver condotto un’inchiesta sconvolgente, e pubblicarla.

Ho capito che non esistono poteri buoni, anzi non esiste potere che non venga esercitato senza coercizione. Se accettiamo l'idea – scandalosa – che un bambino violato venga chiamato vittima, se accettiamo l'idea che una madre possa lasciarsi derubare volontariamente perchè nulla è più importante dell'incolumità fisica e psicologica dei figli, se accettiamo l'idea che questo e altro possa essere considerato “fatto non costituente reato” allora da qualche parte si annida una malvagità impunita.

Se viviamo in una società scandalosa, che ha la presunzione di definirsi civile e accetta questo stato delle cose, allora non esistono solo realtà nascoste, violenze sommerse, paure inconfessabili. Esiste un inquietante rumore di fondo, che mormora alibi, giustificazioni, passaggi di responsabilità.

annamariaannamaria   11 Jan 2008 19:19    Letture (352) - Commenti (0)


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